La missione caracciolina, un cammino di speranza per l’Africa

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Dal 20 giugno al 20 luglio 2016 Elena Venditti, una universitaria che frequenta la nostra parrocchia di Roma, si è recata a Nyamilima e Goma per un’esperienza di vita in Missione. Di seguito ha voluto esprimere i suoi sentimenti e la gratitudine per quanto le è stato permesso di vivere

Da sempre avevo cullato il sogno di andare in Africa. Finalmente, dopo aver terminato gli studi e aver trovato un lavoro che mi permettesse di avere qualche soldino, sono riuscita a realizzare il sogno. L’opportunità mi è sta offerta dai Padri Caracciolini, che hanno una Missione a Nyamilima, un villaggio situato a Nord della regione Kivu nella Repub- blica Democratica del Congo.

Non avevo chiaro nella mia mente il perché di questa scelta, sapevo solo che nel mio cuore ardeva il desiderio di esplorare quella terra. L’amore che nutro per i bambini, la curiosità di conoscere il loro mondo, il loro modo di trascorrere le giornate, erano questi i motivi che mi spingevano ad anda- re. A dir il vero avevo un po’ paura, dettata dal fatto che stavo per andare in un territorio di guerra e da dove giungevano notizie non proprio rassi- curanti in relazione alla sicurezza!

Così dopo aver adempiuto tutte le pratiche burocratiche, inizio a pensa- re alla partenza.

20 Giugno-20 Luglio 2016: un mese che rimarrà per sempre scolpito nel mio cuore. La gioia per questo viaggio mi ha accompagnata per tutti i mesi che lo hanno preceduto. Passa- vo le mie giornate ad immaginare quella terra, a cercare di pianificare le cose che avrei potuto fare lì… Ma fu tutto vano!!! Quella terra così selvag- gia, così colorata, con dei profumi del tutto diversi dai nostri, non si può immaginare si deve solo scoprire!

Appena si aprirono le porte del- l’aereo e scesi la scaletta che poggia- va sul territorio africano fui travolta da un mix di emozioni indescrivibile: ero finalmente arrivata in Africa!

Non potevo contenere quella gioia; purtroppo non fu così quando uscii dall’aeroporto e subito mi resi conto di quanto fosse povera quella terra. Tutti mi chiedevano soldi (ero un ‘musungu’= bianco, per cui per ero un ricco), i bambini mi fissavano negli occhi e senza sapere la loro lin- gua, subito capii cosa volessero dir- mi. Devo quindi ammettere che l’impatto con quella terra non fu pro- prio “amore a prima vista”. Strade rovinate, bimbi scalzi, affamati, spor- chi, con addosso vestiti strappati, urla, traffico… un vero caos la città di Goma! Dopo un’ora i miei occhi avevano già visto troppo e volevo rientrare a Roma. Ero spaventata e pentita!

Finalmente arrivo al Seminario dei Padri Caracciolini a Goma; non conoscevo nessuno, ero l’unica bian- ca, i miei occhi lasciavano trasparire paura ed ansia; per fortuna i sacerdoti mi hanno accolta con un sorriso che mi ha fatto sentire a casa. Sono stata rapita dai loro occhi così belli, uno sguardo limpido che sembrava voles- se dirmi: “non aver paura, ci siamo noi con te”! E così fu!

Ho trascorso i miei primi giorni tra mercatini locali ed orfanotrofi. Non facevo altro che piangere, perché quella povertà non potevo sopportar- la. Ma perché un bambino a 4 anni deve lavorare sotto il sole delle ore 12.00? Perché lì i bambini non posso mangiare quando hanno fame? Per- ché accade tutto questo? Perché quel popolo è dimenticato da tutti?

Era difficile per me stare lì con la consapevolezza di non poter fare nul- la!!!

Arriva il giorno della partenza per Nyamilima, terra di missione dei Padri Caracciolini. Temevo il viaggio a causa delle strade disastrate, infatti per percorrere 100 km abbiamo im- piegato 5 ore. Ma appena arrivata a Nyamilima la stanchezza del viaggio ha ceduto il posto alla gioia. Sono sta- ta accolta come una “star”. Il mio nome era scritto ovunque, balli, fiori, sorrisi abbracci: tutti gioivano per il mio arrivo ed io non mi sentivo degna di ricevere tutta quell’acco- glienza. Mi sono chiesta: “ma io sono venuta qui per dare, perché sto ricevendo tutto questo?”. Ero felicis- sima! Neppure il giorno della mia tesi di laurea mi sono sentita così. Era una felicità piena. Stavo nel posto dove sin da piccola volevo stare.

Nyamilima è un luogo dove tutto scorre “pole-pole” (piano piano nella loro lingua), dove il sistema nervoso ritorna al suo posto, non si può essere nervosi, dove vieni travolta da quel cielo, da quei tramonti, da quel sole arancione, da quei colori, da quei pro- fumi. E’un luogo dove fa da sfondo una povertà dignitosa e come cornice ci sono quei bambini: così belli, così innocenti, ingenui, sporchi, con que- gli occhi disarmanti e quel nasino sempre sporco, con quell’entusiasmo e quella gioia che ti trasmettono e quell’amore che ti donano gratuita- mente.

Quando passeggiavo per le strade di Nyamilima non ero mai sola, loro mi prendevano per mano e mi guida- vano. Sento ancora il suono delle loro risate e come si divertivano a pren- dermi in giro quando provavo a parla- re la loro lingua e come mi divertivo quando sentivo loro parlare l’italiano, pronunciare il mio nome con l’accen- to un po’ confuso. Ma tutto questo divertimento lasciava spazio a senti- menti più grandi, come la rabbia e la tristezza, quando ho preso consape- volezza del fatto che l’unico gioco con cui potevano divertirsi erano le gomme delle auto che trovavano in strada, oppure con una dama fatta di sassolini. Ho visto bambini che a 6 anni non sapevano tenere in mano una penna, non conoscevano cosa fosse un disegno, un quaderno, non sapevano colorare. Tutto questo era ed è inconcepibile per me!!! Per loro nulla era scontato, neppure ricevere un bicchiere d’acqua dopo aver lavo- rato per ore sotto il sole e soprattutto lì il diritto all’istruzione non è tutela- to. Non tutti i bambini vanno a scuola e il loro futuro è davvero a rischio.

Ogni sera, quando mi mettevo a letto pensavo e ripensavo a come potevo attivarmi, cosa potevo fare per quel popolo, pregavo affinché il Signore mi facesse sentire utile e a distanza di giorni la grazia è arrivata! Mediante il progetto “adozioni a distanza”, curato appunto dai Padri Caracciolini, ho avuto la fortuna di essere per due giorni “dispensatrice di sorrisi”. Dico questo perché con un piccolo gesto le famiglie che prendo- no in adozione i bambini diventano angeli per quelle creature: attraverso l’adozione a distanza i bambini più poveri possono accedere alle cure mediche, all’istruzione di base e rice- vere mensilmente un pacco viveri. Durante la mia permanenza a Nyami- lima ho avuto la gioia di partecipare alla distribuzione del pacco, che è un aiuto sia per il bambino che per la sua famiglia.

Purtroppo in Italia l’adozione a distanza viene vista sempre con grande sospetto; siamo tutti figli di San Tommaso, abbiamo bisogno di vedere per credere ed io ho avuto la fortuna di assistere a questo piccolo grande miracolo. Vedere come quel- le donazioni prendevano forma e si concretizzavano in aiuto vero ed autentico, vedere la gioia sul volto delle mamme e dei bambini stessi che venivano a ritirare il pacco, vederli inginocchiarsi e ringraziarti per ciò che stavano ricevendo, mi ha riempito di gioia ed ho ringraziato Dio per tutti quelli che continuano ad aiutare le persone meno fortunate di noi. Trovo tutto questo un gesto d’amore grande. Più volte sento dire da persone a me vicine: “Ma gli afri- cani sono troppi, anche se mandassi- mo qualcosa non servirebbe a nulla, perché non possiamo sfamare tutta la popolazione!”.

E’ vero, la messe è tanta, e “quel- lo che noi facciamo è solo una goc- cia nell’oceano,ma se non lo faces- simo l’oceano avrebbe una goccia in meno”. Questa celebre frase di Madre Teresa di Calcutta ha fatto da cornice al mio viaggio, voglio esse- re anch’io quella goccia, quella pic- cola goccia nell’oceano perché cre- do che ognuno di noi nel suo picco- lo possa fare qualcosa per quella popolazione che vive con appena un dollaro al giorno. Nel territorio di Nyamilima l’unica ancora di salvez- za che hanno sono i Padri Caraccio- lini, la loro opera è incessante. Ogni mattina quando aprivo la porta della mia stanza vedevo numerose perso- ne, in fila in attesa di qualcosa da mettere sotto i denti, in attesa di un contributo per curare i loro bambini o magari per curare se stessi. Ogni giorno erano lì.

ELENA VENDITTI

Published on 7 January 2017 in MISSION NEWS - AFRICAN DELEGATION

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