Villa S. Maria: centinaia di cuochi festeggiano il loro Santo Patrono

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Il 13 ottobre 2016, nel suggestivo borgo di Villa Santa Maria (CH) ai piedi della Maiella Abruzzese, per celebrare la nascita del Patrono dei cuochi, San Francesco Caracciolo, si sono dati appunta- mento più di 500 cuochi provenienti da tutta Italia in occasione della “Festa Nazionale del Cuoco 2016”. La festa, organizzata dalla FIC- Federazione Italiana Cuochi, dall’Unione Cuochi Abruzzesi, in collaborazione con la Regione Abruzzo, il Comune di Villa Santa Maria e l’istituto alberghiero “Mar- chitelli”, aveva l’obiettivo di rimar- care i valori propri della categoria, come la professionalità e la forma- zione ma anche l’importanza della solidarietà in una giornata particolare di testimonianza, a poche ore dall’impegno profuso da Federcuo- chi nei campi della grande emergen- za del terremoto di Amatrice il 24 agosto scorso. 
La festa religiosa è iniziata nel pomeriggio accogliendo all’ingres- so del paese l’urna del Santo . Ad attenderla oltre che tutti i cuochi con a capo il Presidente nazionale della F.I.C., Rocco Poz- zulo e il sindaco di Villa S. Maria, cuoco anche lui, erano presenti anche mons. Angelo Spinillo, vescovo di Aversa e vice segretario della CEI, il Preposito generale dei CRM p. Raffaele Mandolesi e vari sacerdoti Caracciolini, compreso P. Pierpaolo Ottone, assistente spiri- tuale di tutti i cuochi d’Italia.

La “Festa Nazionale del Cuoco 2016” si è aperta con una serie di show cooking e master class forma- tivi all’istituto alberghiero “Marchi- telli” per culminare a sera con per- corsi gastronomici dedicati alle eccellenze gourmand delle regioni d’Italia, una sorta di grande charity dinner, il cui ricavato è stato devolu- to in beneficenza alla missione in Congo dei padri Caracciolini

All’arrivo dell’urna i cuochi han- no preso sulle loro spalle l’urna del loro Santo patrono e la processione si è svolta tra le vie del paese fino ad arrivare davanti alla casa nativa di San Francesco dove era stato allesti- to l’altare per la messa all’aperto in quanto la chiesa parrocchiale non era in grado di accogliere la folla di fedeli.

Alla processione hanno partecipa- to tutti i cuochi con lo stendardo della loro Regione ed erano presenti tutte le regioni d’Italia; era vera- mente bello vedere tutte quelle divi- se bianche; dai giovani agli anziani, era veramente uno spettacolo unico. Arrivati per la celebrazione euca- ristica la banda ha passato il testi- mone al coro che ha animato la cele- brazione eucaristica presieduta da mons. Spinillo e concelebrata dai sacerdoti caracciolini provenienti da Roccamontepiano e Napoli ed erano rappresentate       tutte      le      zone dell’Ordine: Africa, India e Italia. L’urna di San Francesco è stata posta ai piedi dell’altare ed era bel- lissimo e commovente vedere con quanta venerazione i cuochi prove nienti da lontano rendevano omag- gio forse per la prima volta al loro Santo patrono.

La celebrazione della messa in onore di San Francesco è stata ani- mata dai cuochi che hanno letto le letture e le preghiere e svolto altri servizi, compreso la scorta ai sacerdoti per la distribuzione dell’Eucari- stia. La partecipazione è stata nume- rosissima, più di duemila persone tra cuochi e familiari, autorità, pellegrini, turisti ecc ecc. Mons. Spinillo, nell’omelia, ha messo in evidenza che la professio- ne del cuoco è molto  sacrificata perché non vede i giorni festivi, anzi quelli sono i giorni in cui si lavora di più ed è quindi importan- te avere un Santo patrono e viverne la spiritualità. Ha sottolineato anche che la cucina è l’officina del- la carità in quanto a tavola le perso- ne non solo possono nutrirsi ma dialogare e vivere momenti di incontro e di amicizia. San France- sco, - continua il Vescovo – “non ha fatto la vostra professione ma ha avuto una considerazione altis- sima del valore del pane che nutre non solo il corpo ma anche lo spi- rito”. Ha parlato poi del verbo “esaltare” che si usa parecchio in cucina e il bravo cuoco sa come accostare i vari sapori per poter esaltare tutti gli ingredienti, ma questo verbo dà senso anche alla celebrazione di oggi perché esalta- re vuol dire fare in modo che ciò che è nel creato possa esprimere il meglio delle sue qualità; il Signore ha mandato suo Figlio perché diventasse uno di noi.

San Francesco si chiamava Asca- nio ed era un nome molto usato dal- le famiglie nobili del suo tempo e questo nome certamente lo distin- gueva dagli altri. Ma alla sua profes- sione religiosa egli ha mutato il pro- prio nome in Francesco (in onore di San Francesco di Assisi) per mettere in evidenza la povertà e la sempli- cità al posto della nobiltà.

Anche Gesù ha lavato i piedi agli Apostoli e si è reso servo.

Al termine della messa dopo i vari ringraziamenti è stato offerto l’olio votivo dall’associazione cuochi del Piemonte; olio che ali- menterà per tutto l’anno la lampada che interrottamente arde davanti alla statua del Santo.

ANNALIA SPADACCINI

Published on 11 January 2017 in ITALIAN DELEGATION NEWS

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