San Francesco Caracciolo (1563 - 1608), il principale fondatore

Ascanio Caracciolo, nato il 13 ottobre 1563 a Villa Santa Maria (Chieti) apparteneva ad una delle famiglie più importanti dell’Italia meridionale, celebre per avere dato alla Chiesa cardinali, vescovi e amministratori capaci. All’età di 22 anni, essendo guarito miracolosamente da una grave malattia, decise di consacrarsi totalmente al Signore sulla via del sacerdozio.  A tale scopo si recò a Napoli, dove alla preghiera, alla penitenza e allo studio unì un'intensa  attività a servizio dei poveri e dei malati, soprattutto presso l'ospedale degli Incurabili. Ordinato sacerdote nel 1587, cominciò il suo apostolato iscrivendosi alla Compagnia dei Bianchi della Misericordia, il cui scopo era di assistere gli infermi, i poveri, i carcerati e i condannati a morte.
 
            Successivamente, a causa di un disguido postale, si trovò coinvolto nella fondazione di una nuova comunità religiosa. Ed ecco come: nella cappella della Compagnia, situata nei pressi dell’ospedale degli Incurabili, svolgeva il suo ministero un altro sacerdote di nome Ascanio Caracciolo: al nostro santo fu recapitata per sbaglio una lettera destinata al suo omonimo, con la quale un nobile genovese, il venerabile Agostino Adorno, e l’abate di Santa Maria Maggiore di Napoli, anch’egli un Caracciolo di nome Fabrizio, gli chiedevano di collaborare alla fondazione di un nuovo Ordine. Quella lettera fu da lui accolta come un segno della Provvidenza: insieme ai due richiedenti, si ritirò nell’eremo di Camaldoli a Napoli dove fu redatta la regola. Dietro suo suggerimento, ai classici tre voti di povertà, castità e obbedienza, ne fu aggiunto un quarto: quello di non accettare alcuna dignità ecclesiastica. Il 1° luglio 1588 papa Sisto V approvava la regola e il 9 aprile 1589 Ascanio faceva la professione, assumendo il nome di Francesco, per la grande devozione che aveva verso il Poverello di Assisi. Ottenuta l'approvazione, egli impiegò tutte le sue energie per la sua diffusione in Italia e in Spagna, e molti, attratti dalla sua santità, si consacrarono al Signore in questa nuova Famiglia religiosa che ben presto si consolidò con la fondazione di numerose comunità. Sostenne le fatiche e anche le prove per la diffusione dell'Ordine con una profonda conversione interiore che si manifestava nella preghiera e adorazione di giorno e di notte, nella mortificazione, umiltà e allontanamento di tutto ciò che poteva sembrargli onore, per cui rinunciò all'Episcopato offertogli dal Sommo Pontefice e, dopo insistenti e appassionate suppliche, rinunciò anche alla carica di Superiore Generale.

                        Nel 1608, insieme al fratello Antonio, religioso teatino, si recò in pellegrinaggio alla Santa Casa di Loreto. Giunto nei pressi del santuario, esclamò improvvisamente: «Ecco il luogo del mio riposo». Poi andò ad Agnone, dove era stato invitato dai padri dell’Oratorio che, pensando di unirsi ai Chierici Regolari Minori, gli avevano chiesto di aprire una casa presso la loro chiesa della SS.ma Annunziata. Assalito da una violenta febbre, riuscì a ricevere il Viatico in ginocchio, poi entrò in agonia ripetendo: «Andiamo, andiamo!»; e a chi gli chiedeva “dove?”, rispose: «Al cielo, al cielo!». Si spense il 4 giugno di quello stesso anno, vigilia della festa del Corpus Domini.

                    Beatificato da Clemente XIV nel 1769, il Caracciolo fu canonizzato da Pio VII il 24 maggio 1807. Una sua statua in marmo si trova nella basilica di S. Pietro assieme ad altri fondatori di Ordini religiosi. Le sue reliquie furono traslate a Napoli nella chiesa detta di Monteverginella. Nel 1840 fu proclamato compatrono della città di Napoli.

Nella bolla di canonizzazione si dice che niente per Francesco era più dolce che il parlare di Dio, niente più abituale che esortare all’amore di Lui: per questo veniva chiamato il promotore e il predicatore dell’amore divino. In lui il fuoco della carità era talmente grande che gli traspariva anche dal volto. Era solito protrarre l’adorazione del SS. Sacramento per intere notti e, per diffondere il culto dell’Eucaristia, stabilì che gli membri dell’Ordine ogni giorno, a turno, si dedicassero all’adorazione. Inoltre, non si stancava mai di esortare i sacerdoti a celebrare ogni giorno la Messa ed a promuovere l’esposizione del SS. Sacramento per l’esercizio delle Quarantore ogni prima domenica del mese. Per questa sua pietà eucaristica è stato proclamato Patrono dei congressi eucaristici in Abruzzo.

                    Il grande amore per il Signore Francesco lo riversava sul prossimo, procurando con zelo indefesso la conversione dei peccatori, togliendo dalla strada le prostitute, assistendo fraternamente i condannati a morte: per questo lo chiamavano il «cacciatore delle anime». 

Il 26 marzo 1996, per la riconosciuta professionalità nell'arte culinaria dei cuochi di Villa Santa Maria, le cui origini si fanno risalire alla famiglia Caracciolo, dopo una consolidata venerazione del Santo da parte dei cuochi villesi e italiani, con la richiesta della Federazione Italiana Cuochi e con l'approvazione della Conferenza Episcopale Italiana, la Santa Sede ha dichiarato San Francesco Caracciolo Patrono dei Cuochi d'Italia