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FONDAZIONE DEI CHIERICI REGOLARI MINORI

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Admin
June 04, 2018

L'eremo dei monaci Camaldolesi, in una località presso Napoli, campi flegrei, ospitò e tre padri fondatori Agostino, Fabrizio e Ascanio, che lì si riunirono per abbozzare la regola del nascituro ordine. L'idea primordiale a cui si rifecero era quella, già esposta, e adorno aveva stretto qualche anno prima a Vallombrosa e che prevedeva la fusione dell'istanza della vita contemplativa concernente il culto di Dio e quella attiva che si esplicava nel soccorrere i bisognosi. Esaminarono insieme le costituzioni di altri istituti religiosi a scegliere da ciascuno ciò che più si avvicinasse a i loro desideri. Oltre ai tre voti comuni a tutti gli ordini - castità, povertà e obbedienza - stabilirono che le statistiche dell'orazione mentale, strumento più semplice per conseguire la vera professione, forse continuo e mai interrotto. Quindi, oltre alla preghiera quotidiana di due volte al giorno, comune a tutti, vi aggiunsero quella circolare, in modo che, a vicenda, ciascuno si alternasse davanti all'eucarestia in contemplazione, per adorare il signore, a nome di tutta la comunità. Nessuno poteva essere esentato da tale attività: sacerdoti, chierici, laici. 
Era previsto, inoltre, che tutti, una volta l'anno, in prossimità dell'Epifania, no a sera i voti fondamentali, papi nel momento della promozione; era necessario che questa riconferma fosse accompagnata da preghiere, digiuni e penitenza. Per mantenere sempre rigoroso allo spirito, ciascuno doveva essere soggetto a mortificazione corporale, aggiungendo a quelle praticate in comune, alcune, dette circolari, in modo che ogni giorno vi fosse lì di un asse, che portasse il cilicio, chi si flagellasse. Riguardo alla povertà, uno dei tre voti solenni, l'abito, con cui ci si vestiva, doveva essere di tessuto scadente; nella propria stanza non si poteva conservare alcun oggetto, né anche un libro, a meno che il superiore ne avesse accordato la licenza. L'obbedienza doveva essere papale, ad un semplice cenno dei superiori, non avendo il religioso una propria volontà. Per conservare intatta la castità nessuno poteva uscire di casa, se non in compagna di un'altra religioso, né acquisire confidenza con persone laiche, e diverse volte alla settimana, era necessario accostarsi al sacramento della penitenza.
Rivestivano, inoltre, grande valore, dovendo quest'ordine impiegarsi nell'aiuto del prossimo, la predicazione del Vangelo, la confessione, l'amministrazione dei sacramenti è il soccorrere, con opere di pietà, chi ne avesse bisogno. Ci si poteva dedicare allo studio della filosofia e della teologia, ad eccezione dei non dissi, che dovevano impegnarsi esclusivamente nello studio della teologia mistica. Questo il contenuto del testo ordinario che Agostino Adorno, Fabrizio e Ascanio Caracciolo stabilirono, accompagnato da altri progetti di minore importanza. Non si trattava, comunque, di una regola completa, avendo deciso di rinviarne la compilazione una volta ottenuta l'approvazione da parte della Santa sede. Non fecero, tra l'altro, pensione del quarto voto di non ambire di vita e che si artiche di alcun genere, sia al di fuori, e all'interno dell'ordine. Per il momento, questo rimaneva soltanto un proposito al quale attenersi, senza che fosse necessario inserirlo tra le regole vere e proprie. Data forma concreta al via ordinaria, l'interesse suscitato per coloro che ne erano stati gli artefici fece sì che alcuni si avvicinassero ad essi con l'intenzione di abbracciarne la regola. In breve tempo divennero 12, si decise, pertanto, di ottenere l'approvazione della Santa sede. Nella primavera del 1588, Agostino e Ascanio si recarono insieme a Roma, avendo deciso che Fabrizio sarebbe rimasto a Napoli alla guida dei nuovi confratelli. 
Il pontefice, e allora era Sisto V, apprezzata la richiesta ingiuntagli dà i due religiosi, convocò la riunione dei quattro cardinali, perché ne discutessero: Giovanni Paolo Lancilotti, G. Santoro, Card. Di Santa Severnia, di cui non abbiamo dati, B. Giustiniani, e Giovanni Battista Castagna. Costoro deliberarono che, sebbene il nuovo istituto fosse conforme alle norme canoniche della chiesa cattolica, non si potesse approvare alla necessità di limitare il proliferare di ordini religiosi. Infatti, incontri che dovevano in seguito al concilio di Trento, che nuovo impulso aveva dato al rifiorire le congregazioni religiose, erano già stati fondati numerosi ordini di chierici regolari e non si voleva eccedere. Dopo due mesi, quando ormai la decisione della Santa sede sembrava essere definitiva, la discussione concernente la convalida si piacesse, grazie all'intercessione del cardinale Montalto, al quale Agostino e Ascanio si erano rivolti perché però l'asse la loro causa presso Sisto V, suo zio. Il pontefice, compressa la validità del nuovo istituto e l'utilità che ne sarebbe derivata alla chiesa, lo confermò il 1° luglio 1588. Inoltre, Sisto V, francescano, scelse per loro, a segno di distinzione dalle altre chierici regolari, il titolo di chierici regolari minori, a preferenza di quello, proposto da adorno, di chierici regolari Mariani, ponendola nuova famiglia religiosa sopra la dipendenza e immediata della sede apostolica.