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IN RICORDO DI P. AMEDEO DI CARLO

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p. Giulio Capetola
June 04, 2018

Il 23 aprile 2018, ore 9.20, segna il secondo grande spartiacque nella vita del Caracciolino P. Amedeo Di Carlo (in seguito indicato con la sigla "PA"), dopo quello del 27 maggio 1925, quando in Sarnano (MC) egli nacque da mamma Elena e da papà Enrico (medaglia di guerra al valor militare), seguito negli anni successivi da altri 3 fratelli:  Morfeo (che lo ha preceduto di 11 anni nel cammino verso la casa del Padre), Suor Franca (che ha fruttuosamente collaborato con lui per tanti anni a beneficio dei Roccolani e lo ha anticipato di 7 anni sullo stesso cammino) ed Elvira (tuttora in Argentina).  Con ciascuno di loro, come con i loro figli e nipoti (Enrichetta e Marcello con Macarena, Daniela e Marcos; Enrico e Paola con Erika e Valerio; Patrizia e Fabrizio con Bianca, Antonietta e Tazio), PA ha amorosamente coltivato rapporti intensi e amichevoli per tutto il corso della sua vita, ottenendo sempre una generosa e confortante reciprocità.

Fin dalla prima adolescenza egli, senza rinnegare la famiglia d'origine, cominciò ad aprirsi fiducioso anche ad un'altra famiglia: quella dei Chierici Regolari Minori (spesso, per brevità,  chiamati "Caracciolini", dal cognome di uno dei Fondatori:  San Francesco Caracciolo).  PA entrò in contatto con essi tramite P. Giuseppe Rossi, uno dei loro membri in assoluto più grandi per sensibilità umana, cultura, generosità e creatività apostolica; questi dal 1937 si trovava nel contiguo paese di San Ginesio ed aveva la cura pastorale anche di Cardagnano, appartenente alla Vicaria di Sarnano, il paese nativo di PA. Qui, insieme a P. Rossi (che aveva chiesto e ottenuto di operarvi dopo aver servito l'Ordine come Padre Generale dal 1919 al 1937, 18 anni decisivi per la sua rifioritura), egli conobbe da vicino anche il giovane sacerdote "in tirocinio" P. Battista Salvatori, che tanta importanza avrebbe poi avuto nella sua vita, soprattutto in Roccamontepiano.

Nel 1938, insieme a Fernando Taddei e Paolo Giacomini, anch'essi futuri sacerdoti Caracciolini, in San Ginesio PA fu accolto come "postulante", cioè richiedente di essere incorporato nella famiglia religiosa di San Francesco Caracciolo e, negli anni successivi, approfondì la sua formazione spirituale in Anagni , facendo il noviziato sotto la guida di P. Igino Basilici, un altro Caracciolino di straordinaria ricchezza umana, artistica e religiosa e di eroica generosità: ogni volta che parlava o sentiva parlare di lui, a PA si inumidivano gli occhi dalla commozione ammirata e riconoscente!

Sugli anni drammatici della seconda guerra mondiale (che coincidono con i 14°-20° di PA) ci apre un prezioso spiraglio il succitato P. Giuseppe Rossi, che visse di persona ciò di cui ci racconta: "La Divina Provvidenza non solo risparmiò vittime tra i nostri religiosi, ma in mezzo a tanti disagi non fece loro mancare il necessario: anzi non furono licenziati neanche i novizi e i probandi (tra i quali PA), continuandosi l'insegnamento come e dove meglio si poté: a San Ginesio, in Anagni, nel convento di Roccamontepiano aperto di recente (luglio 1942, grazie alla benevolenza dell'Arcivescovo Giuseppe Venturi). I Religiosi delle nostre case, specialmente di Roma, Montesacro e Sant'Angelo (in questa casa, situata nel cuore del Ghetto, i ricercati furono tenuti nascosti perfino nei sotterranei tombali della chiesa!), si prodigarono nell'assistenza dei senza vitto, dei poveri in genere e più tardi come renitenti di leva oppure ostili al governo repubblichino di Mussolini. Bombardamenti danneggiarono i due conventi di Roccamontepiano (nelle cui "stallucce", sotterranei e soffitte trovarono rifugio tanti Roccolani!) e di Anagni. Durante la guerra e sino alla fine del '43 e all'estate del '44 tanto il Padre Generale (P. Florindo Monachesi) che si trovava a Roccamontepiano (per l'avvio della nuova fondazione, insieme a P. Gregorio Moretti, P. Enrico Pazzelli, Fra Felice Graziosi e P. Battista Salvatori, al quale era stato affidato l'incarico di reggere la parrocchia - santuario di San Rocco), che il P. Rossi e gli studenti di teologia (fra i quali PA) furono "immobilizzati" nei luoghi in cui si trovavano, cioè a Rocca e a San Ginesio. E furono cercati… ma, grazie a Dio, senza conseguenze".

A questo contesto drammatico fa riferimento la medaglia con la quale l'allora sindaco di Roccamontepiano Dr. Orlando Donatucci, attorniato dai suoi Collaboratori,  nella chiesa del convento decorò PA quale "eroico combattente nella lotta di Liberazione", nel corso di una toccante celebrazione della primavera del 2015, in occasione del 70° anniversario della Liberazione (1945-2015) e del 90° compleanno di PA (1925-2015).  Tuttavia delle vicende dolorose di quegli anni PA preferiva non parlare, se non quando strettamente necessario: accanto al ricordo di quanto anch'egli, con coraggio e abnegazione, aveva fatto per il bene della Patria comune, affiorava infrenabile il fremito del cuore per i lunghi e pesanti strascichi di insensate lotte fratricide!

Promettente più dell'aurora, giunse il 27 maggio 1946: in Roma, nel giorno del suo 21° compleanno PA, affettuosamente attorniato dai Confratelli, fece la sua professione solenne, con la quale si impegnava per tutta la vita a vivere in povertà, castità, obbedienza e umile servizio verso i fratelli, secondo lo stile di San Francesco Caracciolo e dei suoi primi compagni e con - Fondatori.

Non molto tempo dopo,esattamente  il 22 febbraio 1948, in Anagni,  per l'imposizione delle mani del Vescovo locale, PA viene consacrato sacerdote e così comincia a poter agire anche lui "nella persona del Cristo", come sacramento vivente del suo amore sacerdotale a beneficio della Chiesa e dell'umanità.

  Completata la formazione filosofica e teologica all'Università Gregoriana di Roma nell'anno accademico 1947-1948, a settembre 1948 inizia già il suo ministero sacerdotale a Roccamontepiano, dove in San Rocco, celebra per la prima volta un Matrimonio il 2 settembre 1948 e un Battesimo il 19 dello stesso mese e in S. Maria De Lapide per la prima volta un Battesimo il 18 dic 1955 e un Matrimonio il 1 lug 1956. Qui rimarrà ininterrottamente per tutti gli altri 70 anni della sua vita, eccetto una breve sosta a Atri, dove, negli anni scolastici 1957-1963, insieme al novello sacerdote  Giuseppe Frattali, guida i giovani del locale convitto annesso all'istituto per Geometri.  

In Roccamontepiano gli fa da affettuoso e sicuro fratello maggiore, amico e tutore quel P. Battista Salvatori che PA aveva già conosciuto ed ammirato in San Ginesio e che a Roccamontepiano svolse un'instancabile, geniale e amorevole attività nel difficile ventennio 1942-1963, come parroco di San Rocco (fino a ottobre 1963), Pro-parroco di S. Maria De Lapide (da ottobre 1955, quando, completato il mandato di Don Vincenzo Alleva, il Vescovo Giovanni Battista Bosio affidò anche questa parrocchia ai Chierici Minori, fino alla fine del 1961, quando ne divenne parroco titolare P. Gabriele Pomponio),  vulcanico costruttore, ma soprattutto padre/madre amorevole ed educatore efficace dei ragazzi del seminario minore del convento, dei seminaristi filosofi e teologi di Roma durante il periodo estivo, dei sacerdoti novelli che a Rocca trascorrevano periodi più o meno lunghi: i nomi dei padri Amedeo, Fernando Taddei , Paolo Giacomini, Gabriele Pomponio, Giuseppe Frattali, Luigi Affoni, Giuseppe Lucarelli, Mario Salon, Ciro De Marco… si "fanno le ossa" con lui e figurano tra i celebranti di qualche Battesimo o Matrimonio, i cui atti egli amava scrivere personalmente:  una bella icona del Signore che, quale chioccia, tiene uniti e alleva i suoi pulcini (cf. Matteo 23,37)!  

In questi anni PA divide il suo tempo tra la collaborazione con P. Battista nell'attività pastorale a beneficio delle parrocchie di San Rocco e Terranova e dei paesi vicini (quanti kilometri con la sua mitica moto gialla, custodita sotto il campanile di San Rocco!), l'insegnamento ai ragazzi del seminario minore e le lunghe appassionanti camminate insieme ai numerosi amici Roccolani che condividevano la sua passione per la "caccia sportiva".  Nell'autunno del 1963, trasferito P. Battista a Roma, diviene parroco titolare di San Rocco e assume l'insegnamento della Religione nella locale scuola media (3 sezioni, delle quali una ospitata nella casa canonica di San Rocco), compiti che adempirà con metodica cura fino all'ottobre del 1983, quando, all'età di soli 58 anni, maturati gli anni necessari per la pensione di insegnante, li passerà al successore P. Quintino Spadaccini, per dedicarsi soprattutto al convento: celebrazioni, ospitalità dei gruppi, cura della casa (proverbiale la sua competenza elettrica e idraulica nel destreggiarsi nei complessi impianti vecchi e nuovi dell'ampio edificio!),  collaborazione occasionale con i parroci suoi successori (fino al 2010 ha celebrato con scrupolosa puntualità la Messa festiva delle 8.30 in San Rocco)… Negli anni 1988-1994 svolse anche l'impegnativo compito di Assistente - Consultore del Preposito Generale P. Mario Salon.

 Il tutto con uno stile a cui è rimasto sempre fedele e che gli ha procurato sincera stima, sentita ammirazione, profondo affetto e desiderio di emulazione da parte di tante persone: sobrietà nel cibo e assiduità nell'esercizio fisico, metodicità negli impegni di preghiera e lavoro, cura dell'amicizia, gentilezza nel tratto, fare scherzoso ed incoraggiante verso gli interlocutori, desiderio di non essere di peso ad alcuno, gratitudine per i servizi ricevuti…

E' rimasto sempre fedele alla celebrazione quotidiana dell'Eucaristia, con costante e affettuosa speciale menzione  dei Santi Giuseppe e Michele; quando, nelle ultime settimane non riusciva a celebrare neppure nella cappellina del convento e riceveva la Comunione in camera, seguiva poi la Messa per radio indossando la stola, quasi a concelebrare a distanza.

Con crescente serenità e spirito di fede parlava della sua morte, senza omettere di lasciare esplicite e dettagliate disposizioni per il suo funerale e sepoltura.

Accanto alla sua salma hanno ininterrottamente vegliato innumerevoli persone, alternando momenti di preghiera individuale e comunitaria, fin da quando essa, a poche ore dal sereno transito (23 aprile, ore 9.20), è stata esposta nella chiesa del convento e poi accompagnata fino a quella di San Rocco per la concelebrazione esequiale.  Ad essa, insieme ai parrocchiani e amici che riempivano l'ampia aula ecclesiale, hanno partecipato numerosi sacerdoti  diocesani e confratelli Caracciolini coordinati da P. Giampaolo Gasparini, Vicario di P. Raffaele Mandolesi, Preposito Generale, forzatamente assente perché impossibilitato a rientrare dall'India.

Il sindaco Adamo Carulli, anche a nome dell'intero paese, nel saluto a PA ha rievocato soprattutto il suo comportamento negli anni difficili della Seconda Guerra Mondiale.

Il nostro amato Arcivescovo P. Bruno, attingendo, con la consueta affettuosa lucidità, alle letture del giorno, ne ha enucleato i tratti fondamentali collegandoli alla figura di PA, fedele figlio di San Francesco Caracciolo e riproponendoli anche come programma di vita perennemente valido pure per ogni altro suo seguace: amore al silenzio interiore, fedele ascolto adorante del Signore  e generoso dono di sé ai fratelli.