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"Pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio"

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Admin
December 06, 2019

Miei cari fratelli, lo spirito natalizio pervade il nostro cuore. E’il tempo in cui ravviviamo in noi il grande mistero dell'incarnazione di Cristo il quale "…pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce." (Filippesi 2: 6-8) Il grande sant'Agostino di Ippona ne parlò e disse: "Il Divino si fece carne in modo che noi che siamo carne possiamo diventare divini".

PREPARAZIONE

Iniziamo innanzitutto con il tempo dell'Avvento, tempo in cui siamo invitati a prepararci alla venuta di nostro Signore Gesù Cristo, non solo a Betlemme ma soprattutto nella mangiatoia del nostro cuore. Siamo chiamati a riesaminare noi stessi e rendere i nostri cuori, anche se indegni, simili alla grotta di Betlemme: luogo di accoglienza per Cristo Bambino; luogo di grande rivoluzione nel quale il re nasce; luogo e tempo inaspettati.

Nel mezzo dell’Avvento, celebreremo la solennità dell'Immacolata Concezione di Maria,  solennità molto significativa per la vita e la storia dei Chierici Regolari Minori. Quel giorno onoreremo la grande Madre di Dio, che fin dal primo istante del suo concepimento, fu preservata dalla maledizione dell'antico peccato: la Madre diviene dimora santa che riporta l'umanità alla sua dignità e verso la vita eterna. L’Immacolata, miei cari fratelli, ci ricorda la preparazione alla venuta del Figlio di Dio. Attraverso Maria, Dio ha preparato  una degna dimora per la venuta di suo Figlio tra gli uomini.

L’Avvento non è solo preparazione alla solennità del Natale, ma è anche momento nel quale siamo chiamati a riscoprire un Dio che, fin dall’inizio dei tempi, ci ha amati di un amore immenso e gratuito e grazie a Cristo Gesù siamo salvati dalle tenebre del peccato e della morte. Lasciamoci trasformare da questo amore, che si rende tangibile in Gesù di Nazareth. Grande rivoluzionario, Gesù  sfida tutti noi attraverso le sue parole e azioni. Se sapremo prestare attenzione a Cristo-Parola Incarnata sapremo cambiare il nostro cuore e la nostra mente. Siamo tutti chiamati ad amare e amare è donarsi per gli altri.

L’Avvento ci ricorda che non sono state le nostre opere a guidare l’agire di Dio, ma il suo immenso amore per noi. Questo grande amore di Dio ci deve spingere ad avere una trasformazione del cuore, ci deve spingere verso la conversione. Oggi vediamo cambiamenti nel nostro Ordine, dalle diverse mentalità ai cambio di incarichi, alla revisione della nostra formazione e del nostro cammino. Queste sono opere delle mani creatrici di Dio e ci spingono ad andare avanti e a non fermarci, ad offrire la nostra collaborazione e a fidarci veramente dell'ispirazione di Dio manifestata da coloro che ci guidano. L’amore di Dio è come una leggera pioggia che scorre continuamente dentro di noi ma non deve rimanere ferma in noi per non diventare stagnante. L'amore che fluisce in noi, attraverso la nostra missione e il costante ricordo del Mistero Pasquale di Gesù, deve reidratare un mondo morente per aridità e indifferenza.

 

MEMORIA  E MISSIONE

Il tempo natalizio, tempo in cui la Parola “piantò la sua tenda” in mezzo a noi, è ricordo e profezia del Mistero Pasquale di Cristo. Meditando il momento in cui Cristo si è incarnato nel grembo materno di Maria, torniamo con la mente in quella stanza al piano superiore dove Egli, sotto le specie del pane e del vino, si è fatto perennemente presente in corpo, sangue, anima e divinità. Ritorniamo al centro del nostro carisma: la Santa Eucaristia. Mentre aspettiamo e celebriamo il prossimo periodo natalizio, ci viene ricordato il mandato di Cristo nell'ultima cena: "Fate questo in memoria di me". Lì ci è stato dato il comando di fare memoria di Cristo ogni volta che celebriamo l’Eucaristia. Cari fratelli, ricordare non è solo renderlo presente attraverso i frutti della nostra mente immaginativa, ma rendere viva e fiorente in noi stessi la presenza di nostro Signore. Dal momento in cui Cristo ha assunto la nostra carne mortale e si è offerto nel sacrificio eucaristico, siamo invitati ad uniformare tutto il nostro essere a Lui che spogliò se stesso e divenne come uno di noi.

Quando riceviamo quotidianamente il Signore nella Santa Comunione, diveniamo dimora di Gesù Cristo. Diveniamo sua costante incarnazione per la vita del mondo. Come diceva Santa Teresa d'Avila, “Cristo non ha corpo se non il tuo,

Non ha mani, non ha piedi sulla terra se non i tuoi,

Tuoi sono gli occhi con cui guarda

con compassione questo mondo,

Tuoi sono i piedi su cui cammina per fare il bene,

Tue sono le mani con cui benedice tutto il mondo,

Tue sono le mani, tuoi i piedi,

Tuoi sono gli occhi, tu sei il suo corpo.”

Ricevere l'Eucaristia diventa per noi una kenosis (svuotamento di sé) dove moriamo a noi stessi e lasciamo che Cristo viva in noi. Pertanto, dobbiamo essere pronti ad essere “masticati” e consumati dal mondo. Così diventiamo memoriale dell'Incarnazione e del Mistero Pasquale.

Ho permesso a Cristo di rendermi strumento di pace, ordine e amore, o sono un ostacolo per lo sviluppo del regno di Dio attraverso il nostro Ordine?

Fare memoria è rendere presente Cristo e dargli carne nella nostra missione di Chierici Regolari Minori. E questa missione inizia all'interno delle nostre comunità locali. Nelle quali non solo adoriamo e celebriamo l'Eucaristia, ma sopratutto impariamo a essere noi stessi “Eucaristia” per la vita di ogni membro della comunità. Divenire eucaristia è essere pane spezzato e condiviso con l'altro, in modo che, tutto ciò che facciamo all'interno delle nostre comunità, sia memoriale di Cristo Incarnato. Dobbiamo mantenere vivo l'amore: che bruci in ogni spazio della nostra vita comunitaria perché è solo con un amore autentico che possiamo mostrare veramente al mondo che Cristo è vivo e vive continuamente in mezzo al mondo. Fare memoria di Cristo significa manifestare sempre quell'amore che Dio ci ha mostrato da tempo immemorabile come dice il famoso versetto della bibbia: “Perché Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna ” (Giovanni 3:16).

 

 

NATALE E LA MISSIONE DI CRISTO

Alla fine del periodo di Natale, commemoreremo il Battesimo di Cristo. Guardare a Gesù che si immerge nel fiume Giordano, ci deve ricordare non solo la santificazione delle acque della Giordania, ma la nostra stessa chiamata a immergerci nelle profondità dell'umanità che ha bisogno della presenza di Dio. In questo nostro tempo, siamo chiamati ad essere appassionati più che ad essere moralistici imponendo le nostre liste di cose da fare e da non fare. Come religiosi e soprattutto come Chierici Regolari Minori, siamo chiamati, conformandoci al Mistero Pasquale di Cristo, a donare la nostra vita, imparando ad assumere e a condividere i sentimenti dell'altro come fece Cristo nella sua incarnazione e nel suo battesimo. Come Gesù, dobbiamo avere un cuore che ascolta e comprende.

Come battezzati siamo conformati a Cristo, participando al suo essere sacerdote. Come consacrati, siamo tenuti a conformarci più perfettamente a Lui, non solo attraverso i consigli evangelici ma attraverso la missione che dovremmo intraprendere. Grazie all’amorevole misericordia del Padre, il cielo non ha trattenuto il  Figlio e così Egli ha lasciato il suo trono come re e silenziosamente è venuto in un mondo che dormiva. Viene da noi per sfidarci a uscire dalle nostre zone di comfort ed essere testimoni della sua amorevole misericordia e compassione, sino agli estremi confini della terra, per ogni cultura e nazione.

È giusto che la celebrazione del Natale termini con il battesimo di Gesù, perché attraverso di esso il Padre gli ha affidato una missione che anche noi siamo chiamati a seguire.

Miei cari fratelli, non restiamo attorno alla mangiatoia a guardare felicemente il delizioso mistero, ma usciamo dalla grotta di Betlemme per incamminarci verso la collina del Calvario  e poi contemplare la tomba vuota del Risorto. Andiamo con i pastori e i re che, dopo aver contemplato il Cristo Bambino, hanno lasciato la stalla e hanno proclamato ciò che avevano visto.

Verrà il tempo in cui gli angeli cesseranno di cantare e le stelle nel cielo spariranno, la celebrazione del Natale finirà presto ma, conformi all'immagine di Gesù Cristo e nutriti dal pane del cielo, abbiamo una missione da iniziare e il compito di continuare l'opera del Natale: annunciare Cristo e andare con Cristo verso i poveri e gli abbandonati, gli affamati e i sofferenti, nelle periferie e ai margini della società. Continuiamo la missione di diffondere il messaggio natalizio dell'amore di Dio e della compassione misericordiosa, restando fedeli agli insegnamenti di Cristo e, rafforzati dal Mistero Pasquale, facciamo tutto in sua memoria.

Vi giunga il mio augurio in questo tempo di Avvento: che possiate compiere una santa preparazione per il dono di Cristo che nasce. Svuotiamoci per ricevere Dio pienamente, l’Emmanuele, il Dio con noi! Estendo i miei migliori auguri, per un santo Natale, a tutte le nostre comunità, alle vostre famiglie, ai vostri cari e ai vostri amici. Vi benedico e vi tengo vicini nelle mie preghiere mentre, insieme, diamo il benvenuto al Bambino che porta con se il cambiamento di un mondo spesso avvolto dalle tenebre.

O Bambino Gesù, mentre vieni nel nostro mondo, donaci di unirci alla tua passione  per il Regno e aiutaci a non cadere nelle vie del peccato; uniscici alla tua opera di misericordia fedeli alla nostra missione e vocazione di Padri Caracciolini/Adorno.

Che Dio benedica tutti!

P. Teodoro